21 maggio
The dreams in wich I’m dying are the best I ever had […] enlarge your world.
Allarga il tuo mondo, vedendo ciò che gli altri non riescono a vedere di te, fermandosi alla tua espressione finto snob e al colore dei tuoi capelli…
Rileggendomi mi accorgo che scrivo per me sempre in terza persona, quasi fosse un altro, non io, a pensare queste cose e a dispensare consigli e modi vivendi che si sgretolano al primo soffio di vento. Una terza persona che, tramite la mia destra, comincia a formulare dictat categorici di Vita sempre male accetti da me stesso, da me scrivente e non pensante. Dissociazione, questa, apparente, fittizia, artefatta forse ma utile, in verità, a trovare strade alternative, panoramiche, per superare la ben celata situazione di stallo psicologico in cui mi ritrovo da ormai troppo tempo. Con quante persone parlo veramente? Con quante vorrei farlo e con quante invece no? Quante volte freno il mio cavallo tirando le redini, frustando? Con quante fingo di parlare di quello o di quell’altro e in realtà farnetico sviando l’attenzione su altri lidi del ragionamento? Cos’è questa personale chanson egocentrique che mi canto e mi suono in solitaria? Amici miei, in quanti vi considero tali? Quanti di voi riuscirebbero ad ascoltarmi?
Chi sono, dove sono, quando sono assente di me?
È questo il mio stato, l’assenza di me. Addormentato sul suo banchetto scritto con uniposca psichedelici, Valerio risponde all’appello della maestra con un sbadigliante -Assente-.
Si, assente. Momentaneamente irraggiungibile. Momentaneamente obnubilato. So di esserci ma mi dichiaro assente. Come quando nel mio parcheggio arancione mi ritrovo da solo, nelle ore più tarde della notte, con la nebbia fresca e batuffoli di luce soffusa. Mi ritrovo lì. So di esserci ma non mi vedo o, quanto meno, non riesco a farmi vedere dagli altri.
…
Dovrei trovare un vaccino. O forse dovrei perdere un po’ di tempo a svuotare l’armadietto dei medicinali in cerca d’un flaconcino, come di quelli che reintegrano le sostanze di cui si ha carenza.
Ma forse è meglio il vaccino, si. Lo fai una volta, senti un pizzico, ti verrà qualche linea di febbre, ma poi ne trovi giovamento per sempre. Ti lievi ‘u pinzieru, come dice la nonna.
…
Farmacista, mi faccia star meglio.
-Vorrei un vaccino per…-
Per cosa?
nam tu sola potes tranquilla pace iuvare/ mortalis

Ci sono 10 commenti a “nessun titolo”
a volte mi capita di sentirmi assente, anche se ci sono.
ma sono altrove.
A volte mi piace e ne ho bisogno.
A volte mi fa rabbia, perchè vorrei sentire di più…di esserci…
se trovi il vaccino, dimmelo:)
Eri
Perfortuna a volte non mi sento.
Mi reintroduco a piccole dosi, omeopaticamente.
La medicina tradizionale a volte non funziona.
s.
ps bella musica…
mi piacciono le citazioni latine. mi piace chi dimostra di conoscere altro oltre a sè stesso. angela.
grazie….
una curiosità: sei la stessa angela di Henry?
già proprio io. angela.
che bello essere lì e sentirsi chiedere se ci siamo. pensarci su e non sapere che cosa dire. voler rispondere con una voce che non collabora. vederci e non riconoscerci.
dis-orientarci, dis-ordinarci
dispatriarci
…è bello a tratti. Il più delle volte diventa disorientante. E, almeno per me, è triste perdere la bussola…
chi non si e’ mai sentito assente di se?
sono i momenti in cui, forse, si impara a conoscersi meglio. forse.
“angela di Henry”…buffo no?
bello trovarti qui angela, bello leggerti sempre caro principe.
E’ bello leggerti anche per me. Silenziosamente, poi, mi piace ancora di più…è come se si assimilasse meglio, senza affrettarsi in considerazioni vane e, a volte, in commenti non-sense…