Sai chi sei?
Si lo so. O, quantomeno, so come mi chiamo.
Lo sai che è come conoscere per nome una pianta officinale ignorandone però le virtù terapeutiche?
Si lo so.
Un giorno scrivevo. Così, come adesso, la carta bisbigliava, quasi solleticandosi per una mina invadente e leggera.
Ad un tratto il tratto scompare, compare la mina, il portamine intero, una mano, la punta d’un naso. Tutto capovolto come a guardare il fondo di un pozzo. La carta diventa specchio, s’appanna se m’avvicino e i polpastrelli increduli lasciano impronte tangibili a scolpire bassorilievi. Non sapevo che lo sgomento facesse venire la pelle d’oca. Succede la stessa cosa anche dall’altra parte dello specchio-notes. Quello là digrigna i denti: evidentemente anche a lui deve dar fastidio lo stridere della grafite su una superficie non consona. Se mi fossi attrezzato per una vetrofania, bello mio, sarebbe stato decisamente diverso, parlicchio.
Comunque, dicevo.
Il tipo, chiamiamolo riflesso, continua a scrivere o, quantomeno, ci prova, seguendo felinamente il trittico di dita, polliceindicemedio, che, danzando, si specchia come camminando sull’acqua. L’amico riflesso m’è amico, lo sento quasi a pelle. Presa confidenza con la riflessione mi sporgo e lui, coincidenza, decide di farlo nello stesso attimo in cui decido di farlo io. C’è sintonia, posso ben dirlo. Riesco a vederlo quasi per intero, poggiando il notes sulle gambe. S’è sbarbato di fresco (il rossore sul collo ne è prova), il naso sta in mezzo a due occhi simil verdimarroni. E’ arancione di pelo, lo stesso arancione del mio piumone, penso. Sorride, pur’io. C’è sintonia, sì. Gli chiedo chi sia. A domanda con domanda risponde:
Sai chi sei?
Si lo so. O quantomeno, so come mi chiamo, rispondo, sottraendomi al labirintico gioco del riflesso continuo, che si moltiplica, rimbalzando inesorabilmente senza ostacolo.
Lui si chiama con un nome che è il mio. Sono geloso. E deluso.
Ma m’è amico, lo sento.
Parliamo tutta la notte, fingendo di scrivere su un foglio che foglio non è. Parliamo di cose di cui mi vergogno. Parliamo come confidenti. Siamo, a vicenda, specchio per l’altro. Accorgendoci che in molti punti i nostri pensieri si sfiorano su punti di tangenza impensabili. A tratti siamo pure la stessa persona.
Guardarsi, riflettendo, aiuta.

Ci sono 6 commenti a “Riflessioni personali”
Principe, ogni volta che leggo le tue parole mi sembra di entrare in una realta totalmente altra che su di me ha un effetto straniante.
Credo che tu abbia un bel modo di servirti delle parole.
T.
Principe: fantastico! in tutti i possibili sensi della parola.
Non ne voglio sapere di più, non voglio capire di più. Assaporo questa sensazione dark fantasy, che mi evoca il mio unico fumetto preferito Dylan Dog. e sorrido alla foto.
ora sai chi sei
ora sai che non sei solo
niente manette, nemmeno di carta
…
e’ solo l’inizio principe …
…proverò a specchiarmi anch’io stanotte…
specchiarmi disegnarmi seguire la linea…chissà cosa troverei se mi specchiassi qui. Adesso.
sempre un piacere leggerti.
Eri
Auguri auguri
Auguri auguri
(a proposito di specchi, ho visto in libreria un libro bellissimo che mi sono messa a sfogliare, di J. Baltrusaitis, “Lo specchio”… Guardatelo anche tu, te lo consiglio: vedi qui
http://www.adelphi.it/novita/244/3240/3241/3281/libri.asp?isbn=8845922316 )