17 febbraio, sogno.
Orto di nonna Rita, due gatti rubati.
Vagamente insieme ad Alessandra, mia cugina. Il mio, preso per la nuca, muore apparentemente soffocato durante il tragitto. Apparentemente però. Si risveglia, infatti. I due crescono visibilmente nell’arco di una giornata. Giochiamo. L’orto della nonna è, come sempre, in una penombra luminosa.
Cambio sequenza.
In auto con Davide, mio cugino, e, probabilmente con nonno Jano che sembra non parlare. Giro in auto per la città di cui mio cugino sembra esperto. Si ferma davanti una casa molto geometrica. Forse eccessivamente minimalista, in contrasto con le altre. Ha solamente la porta d’ingresso.
Cambio sequenza.
Graffitare giocano, sotto una coperta, a tagliarsi, reciprocamente, rasta colorati. In una stanza in cui gli angoli tra le pareti e il pavimento non sono angoli ma curve.
22 febbraio, sogno.
Dentro un centro commerciale/scuola/residence sono costretto a prendere scale mobili per spostarmi da un punto all’altro. Al viso, alla testa e alla nuca, una struttura ortodontica metallica che, collegata alle ossa del cranio e della mandibola mi forza ad essere impassibile, muscolarmente immobile. Vietata qualsiasi forma di articolazione del viso. Conseguenze: dolori indescrivibili. Rimango impassibile, costretto meccanicamente a un non-moto espressivo. Fastidio.

Ci sono 3 commenti a “rêves”
Principe, impassibile proprio non ti immagino e capisco i dolori che provocherebbe un tale apparecchio. Io ultimamente non riesco a ricordare i sogni che faccio e per questo mi sento un po’ sola!
Bellissimo quell’apparecchio che ti “costringe” a rimanere impassibile! Il tuo inconscio ha un gran senso dell’umorismo!
ripenso al sogno contemporaneo di sabato, con i fratelli in pericolo e noi che non riusciamo ad aiutarli.
Mi chiedo cosa averli innescati.
Che strana coincidenza!